Intervista a Shimmerstrain

Intervista a Shimmerstrain

Un viaggio musicale tra “illuminazioni” e melodie.

Iniziamo con la più classica delle domande: Shimmerstrain è il tuo nome d’arte. Da cosa deriva? Inoltre come spieghi la scelta di usare la lingua inglese per la maggior parte dei tuoi testi?

Il nome è composto da “Shimmer” e “ Strain”. Ho deciso di unire queste due parole perché entrambe hanno un significato fondamentale nella mia vita, da sempre. La prima in particolare è un omaggio al poema “Illuminazioni” di Arthur Rimbaud, scrittore che apprezzo fin dall’adolescenza; e la seconda è una parola poco utilizzata ma molto bella che significa “melodia”.

Quest’ultima risponde anche alla domanda sulla scelta della lingua Inglese nella maggior parte dei miei testi: l’inglese è la lingua più “musicale” per eccellenza, per questo quando la vita mi porta a provare delle emozioni, tali emozioni mi suggeriscono una melodia e successivamente anche delle parole.. e il modo migliore per me di esprimerle è farlo con l’uso di questa lingua. E’ una cosa istintiva!

Spesso sento il bisogno di esprimere dei sentimenti ma non riesco a farlo a parole: con “Horses” sono riuscito a farlo. La composizione di questo brano è stata una sorta di auto-analisi che mi ha aiutato ad elaborare alcune situazioni irrisolte del mio passato.

Quali sono gli artisti che ti hanno accompagnato nei tuoi percorsi di vita e di musica, e in quale forma ti hanno in qualche modo “ispirato”?

Forse il primo fra tutti, quello che mi ha dato una “scossa” e mi ha spronato maggiormente ad avvicinarmi alla musica è stato proprio il “poeta maledetto” Rimbaud. Come Rimbaud, ho sempre avuto la necessità di mettere su carta emozioni profonde e al contempo confuse, principalmente per renderle comprensibili anche a me stesso (magari lasciandole in una sorta di “caos ordinato”..).
Lui aveva sempre questo bisogno impellente di provare diversi stili e nuove formule per le sue creazioni artistiche. Questo aspetto, in cui mi ritrovo profondamente, accompagna tutt’oggi ogni mia esperienza musicale e si associa all’abitudine di variare il più possibile, abituandomi già durante le fasi del solo ascolto ad un eventuale cambiamento futuro.

Un altro grande amore è stata sicuramente Patti Smith! “Dancing Barefoot” è una delle cover che ho fatto che non posso non cantare quando mi esibisco.

Parlaci dei tuoi testi. Nascono da esperienze personali o scrivi e canti anche di tematiche specifiche?

Come dicevo nella risposta precedente, ho avuto sempre la “necessità” di esprimermi. Non mi sono mai fermato in questo senso, ho cercato e cerco sempre di impegnarmi per riuscire ad utilizzare qualsiasi “canale artistico” (come per esempio la poesia – oltre alla musica, naturalmente) per esprimere me stesso e i miei pensieri. Nei testi includo spesso esperienze interpersonali, parlo di periodi particolare della vita, del rapporto con le mie amicizie più grandi.

In me resta inoltre la volontà di fungere da “canale di sensibilizzazione” su quelle “zone d’ombra” presenti nel tessuto sociale. A questo proposito ho scritto il brano “Before departure” (pubblicato nel Maggio 2014 sotto la “cura artistica” di Patrizia Del Vasco e Gino Aveta).

Ci trovi d’accordo sul fatto che la musica sia un canale di comunicazione molto importante: ma ritieni che anche al giorno d’oggi abbia un ruolo fondamentale nella società?

Assolutamente sì! La musica è una “lingua universale” e questo le conferisce il primato nella comunicazione. Basti pensare a “Heroes” di David Bowie in relazione alla vicenda del famoso muro di Berlino, e questo è solo uno degli infiniti esempi.

A questo proposito, posso annunciare che da Settembre 2014 interverrò in un programma radiofonico dove tratteremo in ogni puntata un argomento riguardante il sociale. Il mio ruolo sarà quello di comporre un brano per ogni puntata che tratti della tematica affrontata. Questo tipo di esperienze contribuiscono a farmi pensare, che sì: la musica E’comunicazione e che nel momento storico che stiamo vivendo, deve impegnarsi ad esserlo ancora di più; non importa che si parli di emozioni o di politica, il messaggio arriva comunque. E’ la forza che questa Arte possiede a livello intrinseco.

Cosa ci racconti in merito alla tua formazione artistica e ai tuoi progetti attuali e futuri?

Sono un giovane cantautore e credo che sia fondamentale per me essere “artigiano” della mia musica.
Così all’età di 15 anni ho cominciato a studiare canto e solfeggio con Patrizia Del Vasco, con cui è nato recentemente un progetto artistico per cui sono stati pubblicati alcuni miei brani, curati da produttori e musicisti come Gino Aveta (produttore artistico per Rai Trade), Gennaro Soldi e Pino Tafuto (che ha suonato le tastiere nel mio brano “Light As A Cloud”). Continuerò a studiare perché sono convinto che Arte è Ricerca, e che nessun artista debba sentirsi mai completamente arrivato. Il mio obiettivo è esprimermi non solo come cantautore, ma anche “attore”, interpretando al meglio i testi delle mie canzoni; la voce e la presenza scenica sono le chiavi di accesso per arrivare al cuore di chi ci ascolta e mi propongo di farlo nella maniera più onesta e creativa possibile.

Perché hai deciso di contattare Strictly Inc.?

Dopo l’uscita dei miei ultimi brani, ho deciso di rivolgermi alla Strictly Inc. perché credo che la promozione abbia un ruolo cruciale nei progetti indipendenti.
I mezzi degli artisti emergenti non sono molti e trovo importante che esistano realtà di questo tipo in grado di aiutare i vari percorsi artistici e la loro immagine pubblica degli artisti aumentandone la visibilità anche attraverso il Web, una realtà fondamentale.

Per il prossimo futuro mi riservo di continuare a crescere sul piano musicale; vorrei prendere lezioni di batteria e cercare di far continuare a girare la mia musica (sul Web, sui palchi live e come dicevo, da Settembre anche in Radio!)